Autocarro Pesante Unificato Lancia 3 RO
(Mod. 564)
Scheda di Lorenzo Tonioli

Caratteristiche
Motore a gasolio a 5 cilindri in linea
Potenza 93 CV a 1860 giri/minuto
Passo 4,30 metri
Lunghezza 7,25 metri
Larghezza 2,35 metri
Carreggiata anteriore/posteriore 1,85/1,77 metri
Altezza 3,00 metri
Pneumatici 270x20
Tara 5610 kg.
Portata 8000 kg
Pendenza massima superabile 26 %
Guado massimo superabile 0,7 metri
VelocitÓ massima 45 km /h
Autonomia 450 km. (capacitÓ serbatoio 135 litri)

Il Lancia 3 RO (Mod. 564 era la denominazione ufficiale) nacque sul finire del 1937 come miglioramento del più anziano Lancia RO (vedi scheda). Entrò in servizio nelle Forze Armate italiane nel 1938, e divenne senza ombra di dubbio il più famoso degli autocarri pesanti italiani, anche per via delle sue grandi capacità di carico e della sua affidabilità.
Venne prodotto sino al termine della guerra ed oltre, con modifiche che riguardarono via via l'avviamento elettrico, il gassogeno e il motore a benzina anziché a gasolio.
Il cassone era particolarmente capiente e poteva trasportare sino a 32 uomini, oppure un carro armato leggero, o anche sette cavalli (nella versione per trasporto quadrupedi con sponde rialzate, battifianchi e pedane di carico agganciate lateralmente alle sponde del veicolo).
Tra le varie versioni speciali per usi militari, o autospeciali, si ricordano l'officina mobile campale Mod. 38, l'autocisterna per acqua potabile (*) e quella per carburanti (carrozzerie Viberti).
Merita una menzione a parte l'autoufficio del generale Rommel (Africa Settentrionale 1941) che venne donato dal Comando italiano al generale tedesco nel marzo del 1941. Tale veicolo era un autotreno in cui la motrice Lancia 3 RO era allestita ad alloggio personale mentre il rimorchio ospitava un vero e proprio ufficio per dirigere le operazioni militari.
Il Lancia 3 RO poteva anche trainare o trasportare artiglierie di medio calibro (**), nonché rimorchi a ralla unificati (dei tipi Viberti o Bartoletti) per il trasporto di rifornimenti come pure di carri armati e di semoventi medi.
Sempre sul telaio del 3 RO vennero realizzati dalla Ansaldo una trentina di autocannoni, da 90/53, vere e proprie piattaforme mobili per l'utilizzo contraereo e controcarro del potente pezzo da 90/53.
Agli autocannoni veri e propri vennero affiancati dei Lancia 3 RO porta-munizioni, dotati di cassoni metallici per le granate da 90/53. Tali complessi operarono in Africa Settentrionale assieme ad autocannoni di circostanza con pezzi da 100/17. .
Tornando al Lancia 3 RO, dopo l'8 settembre 1943 i tedeschi requisirono molti di questi autocarri appartenuti al disciolto Regio Esercito, e se ne servirono per le loro operazioni militari sia in Italia che all'estero. Gli stabilimenti Lancia proseguirono la produzione di questo modello su disposizioni tedesche nel biennio 1943-45, e su un certo numero di esemplari venne anche montata la cabina semplificata in legno tipo Einheits tipica degli ultimi anni di guerra.
Non è noto il numero complessivo di Lancia 3 RO costruiti, tenuto conto di tutte le versioni, ma con certezza furono più di 10000 esemplari. Per quanto riguarda l'utilizzo bellico vanno anche messi in conto i 1500 esemplari civili requisiti durante la guerra, nonché le centinaia di autobus 3 RO P allestiti nel 1940.
Nel dopoguerra la produzione riprese per il mercato civile e gli esemplari residui rimasero in servizio nelle Forze Armate fino al 1964.

NOTE


(*) Sia nella variante con serbatoio unico da 5000 litri che nella versione con due serbatoi da 2000 litri (vedi foto sopra, via Bruno Benvenuti).

(**) Questo autocarro pesante era particolarmente adatto alla marcia nel deserto (ancorché facile ad insabbiarsi se a velocità ridotta), ed era utilizzato dalle "Colonne mobili" italiane destinate a contrastare le autoblindo e le  camionette britanniche, A tale scopo recava nel cassone una mitragliera da 20 mm. o un cannone da 47 su piattaforma girevole.

BIBLIOGRAFIA
“Gli autoveicoli tattici e logistici del Regio Esercito italiano fino al 1943” di Nicola Pignato e Filippo Cappellano, Stato Maggiore dell’Esercito – Ufficio Storico, Roma 2005

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