Lettera ad Arrigo Petacco
di Gino Papuli

Questa è una lettera che Gino Papuli scrisse ad Arrigo Petacco (scrittore, e allora, giornalista della Rai) nel 1998 a seguito della pubblicazione del libro "l'Armata scomparsa" l'ennesima stesura, dal punto di vista alpino, sulla campagmna di Russia.
Petacco infatti pone la sua attenzione solo sull'anabasi Alpina tralasciano l'altra metà della ritirata (ritirata della Celere e quindi della Colonna Carloni, comprendente resti della Pasubio, Torino, Sforzesca e altri reparti, verso sud) senza la quale le vicende storiche risultano non solo imcomplete ma alterate e sbilanciate dalla evidente omissione.
Papuli gli scrive con l'intento di poter smuovere le coscienze di chi ha il potere e l'opportunità di raccontare ad un pubblico vasto ed ha il dovere di scrivere la storia nella sua integrità ed inmparzialità.
Troppo spesso anche i giornalisti più conosciuti cadono nel banale errore di raccontare solo una parte della storia senza approfondire e, in questo caso, evidentemente, senza conoscerla affondo.

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Dott. Arrigo Petacco
C/o RAI Radiotelevisione Italiana
Via Mazzini, 14
00195 R O M A RM
27/11/1998

Egregio Dott. Petacco,
essendo un superstite del fronte russo e conoscendo quasi tutta la bibliografia sull’argomento, ho comprato con curiosità il Suo recente libro “L’ARMATA SCOMPARSA”.
Tutto quanto è stato pubblicato sino ad oggi sulle vicende di quel fronte manca, sovente, di serenità di giudizio e di organicità di trattazione; pertanto, l’aver voluto raccogliere e cucire in un solo testo l’essenza delle testimonianze scritte da vari testimoni di quelle tragiche vicende è stata, da parte Sua, una iniziativa interessante. Le Sue lodevoli intenzioni sono state – tuttavia – tarpate da carenze che nuocciono non poco alla completezza del contesto storico e, quindi, alla verità. Mi riferisco, in buona sostanza, agli avvenimenti che riguardano l’offensiva sovietica del dicembre ‘42-febbraio ’43 contro lo schieramento dell’ARMIR: avvenimenti che Lei ha riportato limitatamente al settore nord (quello tenuto dal Corpo d’Armata Alpino), ignorando del tutto quanto è avvenuto nel settore sud dove le Divisioni “Celere”, “Torino”, “Pasubio”, “Sforzesca” hanno subito vicissitudini che non è giusto liquidare con poche parole di condanna all’oblio. Lei sembra ignorare che nel caos generato dalla fulmineità e dalla potenza dell’attacco russo vi sono stati reparti che, pur con enormi difficoltà e perdite elevate, hanno continuato a combattere contribuendo al salvataggio di un gran numero di soldati battuti e sbandati lungo il percorso Werk Makejewka-Nish Petrowskij-Skassirskaja-Donez. Eppure, molte notizie su questa anabasi sono contenute sia nella scarna relazione dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito (che riporta anche le cartine topografiche), sia in diverse significative testimonianze raccolte da Bedeschi nel suo libro “Fronte russo – c’ero anch’io”. Ambedue questi testi sono inclusi nella Sua bibliografia, ma forse Lei non ha avuto la pazienza di leggerli per intero. Mancano, inoltre, due libri essenziali: “LA CAMPAGNA DI RUSSIA” del Col. Mario Carloni, ediz. Longanesi, 1956; e “BERSAGLIERI SUL DON” di Umberto Salvatores, Tip. Compositori Bologna 1958: libri il cui contenuto conferma quanto vado dicendo e dimostra, anche, che nella “Celere” vi erano due Reggimenti di Bersaglieri (il 3° e il 6°) e non solo il 3° come si evince dal Suo resoconto. Nei testi citati si parla, per di più, di un importantissimo evento che Lei ignora del tutto: l’impiego della “colonna Carloni” nella difesa del Nipro dal 10 al 17 febbraio 1943, ultima formazione italiana combattente, dopo che i resti dell’ARMIR erano stati già tutti ritirati dalle linee.
Mi permetta, infine, di aggiungere che il “taglio” che Lei ha dato al Suo libro contribuisce a diffondere un equivoco di cui sono soprattutto responsabili i mass-media poco informati: quello secondo cui la campagna di Russia sarebbe stata combattuta soltanto dagli Alpini. Senza nulla togliere al valore di questi soldati, la verità storica e le esigenze di giustizia impongono che si tenga conto anche degli altri due Corpi d’Armata che costituivano la presenza italiana su quel fronte.
Tralascio altre osservazioni di minore rilevanza, anche perché non voglio che questa mia lettera possa sembrare dettata da protagonismo di reduce o da pignoleria di vecchio.
Contando di fare cosa gradita, Le allego la mia testimonianza dal titolo “Il labirinto di ghiaccio”. Spero che la sua lettura possa servire come contributo alle Sue opinioni sugli accadimenti del “fronte russo”, e come giustificazione alle mie critiche.

Molti cordiali saluti.