Il Trentino, i trentini nella seconda guerra mondiale
recensione di Patrizia Marchesini

Il diradarsi dell'oscurità
Il Trentino, i trentini nella seconda guerra mondiale, 1939-1945
Egon Edizioni, Emanuela Zandonai Edizioni, 2010, Rovereto (Tn)


Il Laboratorio di Storia di Rovereto – del cui gruppo di lavoro il professor Guido Vettorazzo fa parte – ha prodotto una trilogia intitolata Il diradarsi dell’oscurità, pubblicata nel corso del 2010 da Egon Edizioni. Il sottotitolo (Il Trentino, i trentini nella seconda guerra mondiale, 1939-1945) dà un’idea di cosa racchiuda quest’opera ambiziosa, che ha richiesto sei anni di impegno e una ricerca accurata e paziente di storie, documenti, testimonianze e, soprattutto, fotografie.
In oltre 1400 pagine trovano spazio, infatti, all’incirca 3600 immagini, strumento immediato ed efficacissimo per raccontare cronologicamente la Storia e le storie – spesso sconosciute, talvolta dimenticate – di uomini, donne e bambini che si trovarono a vivere quegli anni difficili. Tale mole di immagini deriva dallo studio del materiale di archivi pubblici e privati, nazionali ed esteri.
I tre volumi, tuttavia, lungi dall’essere soltanto un notevolissimo album fotografico, sono arricchiti da brani di diario, stralci di lettere, testimonianze, documenti e testi elaborati dal Laboratorio stesso. Ben 80 storie, quelle ritenute più rappresentative, emergono tra le pagine e ci parlano di un tempo che per le nuove generazioni può apparire lontanissimo, ma non lo è.
Una trilogia-prisma, dalle mille sfaccettature, che solo in apparenza ci parla di storia locale, come il sottotitolo potrebbe suggerire: sono storie e immagini dalla portata ben più ampia e molte famiglie dalla provenienza più svariata potrebbero riconoscersi in esse.

Il primo volume comprende gli anni dal 1939 al 1941. La dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940 catapulta l’Italia nel conflitto e le immagini che i soldati si facevano scattare negli studi fotografici prima della partenza vengono rimpiazzate a poco a poco con quelle della guerra vera, provenienti dai fronti francese, albanese, jugoslavo, africano.

Il secondo volume della trilogia abbraccia il 1942 e il 1943: anni fondamentali per chi si interessa di Campagna di Russia. Delle 445 pagine complessive, quelle dalla numero 130 alla numero 243 ci parlano di trentini appartenenti a C.S.I.R. e ARM.I.R.; le numerose foto provengono in alcuni casi da album personali del tutto inediti. E poi ci sono le storie, piene di significato... come quella di Marcello Pilati – fotografo, giornalista, alpinista – catturato dai Sovietici, ma ucciso da un Italiano, responsabile della morte di altri due connazionali e condannato poi all’ergastolo dopo il rimpatrio. O quella di Italo Mondini, morto per tifo petecchiale dopo essersi speso per aiutare e dare conforto ai suoi compagni di prigionia.
Unico appunto: si dice che più della metà dei circa 230.000 soldati componenti l’Armata Italiana in Russia non fece ritorno e questa cifra pare eccessiva, se paragonata alle fonti ufficiali, che riferiscono circa 80.000 perdite tra il 5 agosto 1941 e il 20 febbraio 1943.

Il 2 settembre 1943 la città di Trento subì un bombardamento pesantissimo a opera degli Anglo-Americani: le immagini mostrano macerie e distruzione, e particolarmente toccante è la storia di un bambino – Umberto Pallanch – il cui cadavere fu dissepolto soltanto cinque mesi dopo.

Non si può dimenticare, inoltre, che dopo gli eventi dell’8 settembre le province di Belluno, Trento e Bolzano divennero di fatto province del Reich, con la costituzione dell’Alpenvorland, e tali rimasero fino alla fine del conflitto.

Il terzo volume prende in esame il 1944 e il 1945. Coerente con i volumi precedenti, mostra numerosissime fotografie che accompagnano lo snodarsi degli eventi e rivelano aspetti antitetici della guerra: soldati tedeschi sorridenti, sfollati, partigiani un attimo prima di essere giustiziati. Anche qui le immagini sono corredate dalle storie: vale la pena di menzionare quella di 200 Italiani, prigionieri nelle vicinanze di Hannover, impiccati per avere raccolto da terra alcune scatolette di cibo da un magazzino distrutto da un bombardamento.

Come per altre iniziative passate, il Laboratorio di Storia di Rovereto si è avvalso della partnership organizzativa del Comune di Rovereto, del Museo storico italiano della guerra di Rovereto, della Fondazione museo storico di Trento e della Provincia autonoma di Trento.