Sulle sabbie africane
Una storia vera accaduta 66 anni fa
di Nicola Malizia

     

Pur non avendo nessuna attinenza con la campagna di Russia, il racconto che viene qui pubblicato è stato scelto per il suo alto valore di umanità e di lealtà, nonché per la qualità letteraria. Sarà forse uno dei pochi racconti che avranno il "privilegio" di essere fuori contesto in questo sito.
Si narra di una vicenda realmente accaduta nel lontano novembre 1941 in terra d'Egitto.
Nicola Malizia ci fa partecipi, con un "moto ondulato" dello scrivere e con grande padronanza narrativa, di un combattimento avvenuto nei cieli egiziani tra un pilota inglese e un pilota italiano.
Partendo dal punto di vista diretto del “nemico” il narratore descrive il paesaggio e l'ambiente, l'aria, come fossero il palcoscenico dell'io interiore che implode all'interno del personaggio e apre un dialogo ritmato e continuo di rimandi tra il “dentro” e il “fuori”, quasi a spiegarne gli stati d'animo. L'aria e sospesa come sospesi sono i destini segnati verso i quali ci si rassegna anche quando il presagio fa capolino, attraverso la figura simbolica della morte, e sembra quasi suggerirne i risvolti nefasti.
Fuori da ogni retorica preconfezionata e da falsi eroismi il “nemico” è semplicemente l'altro verso il quale provare rispetto e umana tolleranza; inveire non serve, la battaglia è già vinta.
Attraverso un salto netto tra il passato e il presente la storia, realmente accaduta, si ricuce e si chiosa in un risvolto finale inaspettato per i protagonisti, messi a dura prova dalle proprie emozioni.
Un racconto che ci porta di fronte, ancora una volta, all'inutilità della guerra, che lo stesso autore definisce “la più anacronistica manifestazione dell'umanità”. È un invito alla tolleranza, alla lealtà, al rispetto, all'immedesimazione e alla pacificazione.

Achille Omar Di Leonardo

 
 

 Una storia vera accaduta 66 anni fa

illustrazione di Omar Di Leonardo

di Nicola Malizia

Landing Ground N.125
Terreno d’Atterraggio N.125
Tramonto del 25 Novembre 1941

E’ il tramonto in terra egiziana. Il sole morente s’adagia stanco ed acceso sulla sabbia di ponente, con i suoi ultimi raggi infuocati. Aria opaca, caldo ancora opprimente, nel riverbero tremulo della sera. Sabbia e lentischio dappertutto, sulla spianata rovente d'un lembo del deserto d’Egitto, divenuto uno dei tanti Landing Ground della R.A.F. (Royal Air Force).
Il Pilot Officer (S.Tenente Pilota) Billy Winsland ammira pensoso e sgomento la fine d'un altro giorno di guerra, un altro giorno, per tanti, strappato alla morte. S’ode lontano il tonfo delle artiglierie pesanti, nemiche ed amiche e laggiù, tra i riverberi della sera che muore, altre battaglie spengono nuove giovinezze di razze e paesi diversi.
Poi le prime timide ombre della notte africana, che avanza, umida e fredda, in un silenzio spettrale. Soli lampi lontani, artiglierie remote, mentre qua e là, sotto le piccole tende, disseminate per tutto l’L.G.125, il tremolio di qualche piccola lampada, il solo segno di vita dell’accampamento. Tenui mormorii, il caldo profumo del the o quello più aromatico delle tinnet meat (carne in scatola). Le ombre degli Hurricanes Mk.1, decentrati sulla sabbia, sembrano dei mostri senza testa e senza artigli. La tripala un segno nefasto di croce nel semi buio. Anch’essi hanno chiuso la loro giornata di guerra, dopo un altro giorno di giostre e di spari nei cieli roventi d’Egitto.
Billy Winslasnd sa che l’indomani toccherà a lui compiere la sua prima azione di “caccia libera”, appena di là dei confini del fronte italo-tedesco. Sente freddo, ma s’attarda ad ammirare il leggero segno d’un tenue violaceo del lontano orizzonte, dove il sole s’è ormai tuffato da poco. Quando il sole avrà compiuto il suo giro notturno se lo troverà dalla parte opposta, ad oriente e sarà la sua prima giornata di guerra. Com'è diverso dalla sua verde regione dello Yorkshire quel deserto senza vita e senza senso, come diverso il suo stato d’animo, ora, dopo aver lasciato la sua casa, i suoi cari, la sua Big England. Billy ha soli 20 anni e da appena tre mesi è stato abilitato al pilotaggio degli Hurricanes Mk.1, macchine stupende, potentemente armate, ma sente in cuor suo di non essere pronto a cimentarsi col nemico nel cielo. Che senso ha uccidere o farsi uccidere in battaglia? E’ la guerra... ma io non l’ho voluta, sembra voler dire a se stesso. Aveva la sua Università, la sua ragazza, soprattutto la sua verde Inghilterra. Che senso ha vivere e morire in quell’immenso scatolone di sabbia, di calura e lentischio?
La notte è ormai piena, innaturale, ancora più umida e fredda, ma Billy non vuole entrare nella sua tenda, dove il lamentoso suono di una chitarra ed il canticchiare di qualche pilota, dallo spirito più allegro, non fa che riportarlo, con struggente malinconia, ancor più alla sua terra lontana. Non ha fame, non ha sonno, ma sente le membra intorpidite, la mente quasi assente, distaccata da quel luogo dove il mattino precedente vi è giunto dal Cairo, a bordo d'un bimotore De Havilland 89A “Domine”, insieme ad altri tre pivelli dallo sguardo impaurito ed attonito.

Quando Billy decide d’entrare nella sua tenda è notte fonda, quindi trova i quattro compagni già addormentati. Spegne la mini-lampada e si stende sulla brandina, occhi aperti, fissi al telo della tenda, mente lontana, ma tarda ad addormentarsi e quando finalmente vi riesce è un sonno agitato, ricordando d'aver sognato una dolce Signora dalle fattezze di dea, ma dal volto coperto da una maschera scura... la morte? Billy non la teme. Non ha mai temuto la sgradita Signora armata di affilitassima falce. Sente che non è giunta ancora la sua ora, pur se la guerra è una lugubre “ruota” che gira con un lamentoso stridio.

E’ l’alba quando Billy si sveglia. Dai lembi della tenda il chiarore penetra quasi di soppiatto, ma egli sente il desiderio d’uscire all’aperto. L’alba africana ha gli aspetti d'un fantasma evanescente. Cielo vitreo, ancora senza sole, livido e freddo, mentre a levante i primi raggi s’annunciano con tutti i colori dell’iride, fino a scomporsi in una palla infuocata. Sui teli delle tende rivoli di rugiada e sabbia d’attorno tutta molle, aspettando i raggi roventi del giorno. Anche gli Hurricanes Mk.1 mostrano l’umido della notte, con le loro ali ripiene di goccioloni simili a trasparenti lenticchie. Ancora per poco, poi diventeranno roventi.
Rapida e frugale colazione ed ecco il nostro Billy, per nulla stanco o assonnato, nella tenda Comando del suo Fighter Squadron 33, per il consueto “Briefing” mattutino. Ordine d’operazione per le missioni del giorno, che Billy ascolta con particolare interesse, per conoscere la sua prima missione di guerra, fissata per il primo pomeriggio, in coppia con il Flying Officer (Tenente Pilota) John Cloete, un semi veterano del reparto, a suo dire accreditato di tre abbattimenti ai danni della Luftwaffe e della Regia Aeronautica. Billy si mostra un pò impaziente, poiché s’aspettava d’esser inserito tra le prime missioni del mattino. Ancora 6-7 ore d’attesa, che finiranno per svuotarlo, ma non dice nulla. Si mette al fianco del suo superiore ed insieme consultano le carte di volo, poi ancora insieme vanno a verificare i loro Hurricanes Mk.1, che gli Specialisti assicurano in perfetta efficienza. Carico massimo del carburante e munizionamento di bordo al completo per le otto Colt Browning da .303 di pollici (7,62 mm). Billy osserva con particolare interesse il suo Hurry, esemplare contrassegnato dai Code Letters NW, stampigliati ai fianchi della fusoliera / Serial Number W9351 sul terminale di coda. Soddisfatti e tranquilli i due giovani ritornano alle loro tende dove con calma s’infilano le tute, per poi controllare ogni dettaglio del loro necessario equipaggiamento da volo, quindi andare a stendersi in una di quelle sdraio messe al riparo di solidi teli tesi su paletti infilzati nella sabbia. Leggeranno qualche vecchio libro, nell'attesa del volo! La flemma britannica non conosce altro rimedio.

Linee del fronte italiano: Campo di Guerra N.358 / Agedabia. La mattina è animata dal solito, frenetico correr di gente in pantolincini corti o a dorso nudo, giovani e meno giovani aviatori d'un reparto da caccia della Regia Aeronautica, il 151°Gruppo Autonomo C.T., dotato di FIAT CR 42, biplani storici, un pò obsoleti, ma ancora validi in mani d’arditi piloti italiani. Peccato che siano scarsamente armati: due sole mitragliatrici in caccia, cal.12,7 mm, tra i banchi del motore, null’altro!
Comanda una delle tre Squadriglie, la 366^, il Capitano Pilota Bernardino Serafini, un simpatico, signorile e bonario ufficiale marchigiano, laureato in Scienze Economiche e Commerciali, ma richiamato in sevizio allo scoppio della 2^G.M., abbandonando i suoi poderi e la conduzione familiare delle vaste tenute in una dolce Regione italiana, dove la natura sembra aver dato tutti i colori dell’universo.
La giornata è calda, come quella del giorno precedente, calda ma triste. Durante la notte l’aviazione britannica ha bombardato la base, centrando uno dei ricoveri strapieno di giovani aviatori, uccidendone 12 all’istante, una ventina i feriti. Ai lati del campo, nei pressi della mini-palazzina Comando, svetta il pennone con la bandiera a mezz’asta. Aria di lutto e mestizia, ma la guerra, famelica di macchina, di uomini e cose, non ammette distrazioni o riposo. E’ lì, in agguato, di là di quei confini irreali, con le sue sabbie giallastre, qua e là punteggiate da roccia e pietrame. Aria immobile, cielo terso e sebbene l’equinozio indichi la stagione autunnale, le terre africane sembrano ignorare le inclinazioni del globo terracqueo, con tutti i cicli calendariali della natura. Il cielo attende le sue immancabili vittime!
Il Capitano Bernardino Serafini, dopo aver reso un ultimo saluto ai miseri resti di alcuni uomini del suo reparto, si scuote, riacquistando la padronanza dei nervi e la fermezza del suo animo. Egli è un uomo forte, con i suoi 35 anni, portati egregiamente, amato e stimato dal suo personale di volo e di terra. In volo mostra bravura, esperienza e prudenza. Non ama mai condurre i suoi gregari allo sbaraglio, ma con oculata ed accorta manovra. Ha perso qualche giovane pilota in combattimento, per l’immancabile superiorità del nemico, ma la sua 366 conta diverse vittorie ai danni dell’avversario.
Per il primo pomeriggio di quel giorno - 26 Novembre 1941 - il 151°Gruppo Autonomo C.T. del Com/te Antonio Giacchino ha l’ordine di garantire la scorta diretta e indiretta ad un pattuglione di FIAT CR 42 “assaltatori” del 160°Gruppo Autonomo C.T., conosciuto meglio come reparto “bombe-alari”, inviati ad attaccare concentramenti di carri nemici avvistati dalla nostra Ricognizione Strategica presso l’Oasi di Augilà, un sito appena di là del confine cirenaico.
La formazione dei caccia “assaltatori” decolla puntuale dallo stesso campo, per vedersi affiancare da cinque CR 42 della 367^Squadriglia – scorta diretta – mentre quattro della 366^ si portano in quota, per quella indiretta. Guida il quartetto della 366 il Capitano Pilota Bernardino Serafini, avente quale gregario destro il Ten.Pilota Amedeo Guidi, un aitante sfegatato giovane ufficiale emiliano, con a fianco il M.llo Pil.Paolo Montanari ed il Serg.Magg.Pilota Antonio Camerini, entrambi conterranei del Cap.Pil.Serafini.

Alla stessa ora decollano dall’L.G.125 i due Hurricanes Mk.1 di Billy Winsland e John Cloete, diretti, in “caccia libera”, verso la linea di confine, giusto in tempo per avvistare la pattuglia degli “assaltatori” italiani e la loro scorta diretta... senza accorgersi di quella “indiretta” in quota. Sicuri d'aver ragione delle facili prede, manovrando a dovere, i due Hurry si scagliano come falchi sui FIAT CR 42 “bombe alari”, nel momento in cui il Capitano Bernardino Serafini, accortosi della presenza del nemico, cala a tutto gas dall’alto, sgranando, con i suoi gregari una micidiale sventagliata di raffiche su raffiche. Sorpresi dall’irruenza del quartetto della 366 i due piloti dello Squadron 33 non hanno il tempo di abbozzare una contromanovra di difesa, o premere il pulsante di sparo sulla barra di comando, che già cominciano a fumare dai banchi del motore. L’aereo di John Cloete ondeggia, s’inclina su un fianco, poi a stento si raddrizza, per filare a tutto motore, pur singhiozzante, basso sul terreno, verso il campo di casa, ove giunge per miracolo, gravemente ferito, col suo Hurry crivellato dai piani di coda al motore!
Anche l’Hurry di Billy Winsland è stato severamente impallinato, ma in un estremo tentativo il giovanissimo pilota inglese cerca di far quota, per tentare un lancio sicuro col paracadute. Nel frattempo lancia via radio il suo My Day... My Day, ma non è certo che il messaggio giunga alla base. Una raffica ha devastato parte del cruscotto ed il compartimento radio. Lo seguono i quattro piloti italiani, che vedendolo in difficoltà... smettono di sparare. Cavalleresco comportamento verso un nemico già vinto, reso inoffensivo, quindi perchè infierire?

Le manovre di Billy Winsland hanno del disperato, ormai impossibile a portarsi in quota, proprio nel momento in cui il suo Hurry entra in vite rovescia, piatta, che lo schiaccia con tutta la forza centrifuga all’interno della cabina, ma Billy non si dà per vinto. Con il suo metro e novanta, animato da una forza sovrumana, sganciato il tettuccio, si aggrappa alle traverse dell’abitacolo, cercando di balzare in fuori. Vi riesce in parte, con le gambe che non vogliono scavalcare l’ostacolo. Un altro slancio alla vita lo distendono sull’ala, ove egli, sempre schiacciato dalla forza centrifuga, inizia una penosa arrampicata, con le unghie quasi conficcate negli squarci della lamiera, provocati dai proiettili italiani. Deve riuscire a portarsi in avanti, cercando d’arrivare al bordo dell’ala destra. Se riuscirà a raggiungerlo si lascerà cadere nel vuoto! Pochi metri, poi soli centimetri, in un tempo che sembra l’eterno Giudizio Universale e quando la sabbia del deserto appare più gialla, egli viene schizzato nell’aria, per trovarsi miracolosamente appeso alle funi del suo paracadute, con i polpastrelli delle mani sanguinanti. Gliel’ha fatta, ma le forze sembrano abbandonarlo proprio ora, per questo, non riuscendo a manovrare le funi, urta il suolo con una certa violenza, dovuta in parte anche alla sua stazza. Quindi si sloga una caviglia.
L’aereo, una torcia fumante, va ad esplodere sulle dune lontane, ove s’innalza un pennacchio di fumo nerissimo.
Dall’alto i nostri quattro piloti della 366 hanno seguito per un po’ le disperate manovre dell’ardito cacciatore britannico, poi, a corto di carburante, sono costretti a rientrare alla base. Per i ricordi del Cap.Pilota Bernardino Serafini e dei suoi gregari, la scena di quell’Hurricane avvitarsi nel cielo ha un risvolto pietoso, sicuri che il pilota nemico non sia riuscito a lanciarsi. Quale senso di drammatico aspetto è il volto della guerra, di fronte a quelle scene di disperata voglia di vivere. Giovani di un’epoca sventurata, che il destino ha messo gli uni di fronte agli altri, per combattersi ed uccidersi.

Laggiù, in pieno deserto, in un pomeriggio assolato, Billy Winsland è solo. Solo con la sua anima e col suo destino. Un silenzio irreale è calato dopo quel turbinare vertiginoso nell’aria. Il solo segno su tutti i 360 gradi è quel lontano, terribile pinnacolo di fumo nero, che sale lentamente al cielo. Per il resto un vuoto assoluto. Billy rimane, per una buona mezzora, seduto sulla sabbia, massaggiandosi la caviglia indolenzita, poi decide di avviarsi verso Est, orientandosi con la posizione del sole. Non spera di raggiungere il proprio L.G.. Ha la sensazione che sia troppo distante, ma almeno che lo avvisti qualche aereo, amico o nemico. Non ha la percezione esatta se trovasi in territorio controllato dalle truppe inglesi o italo/tedesche, ma cammina verso l’Est, verso l’Egitto.
Giunge la notte e più che fame Billy ha avuto ed ha l’arsura della sete. Per ore ha camminato sempre verso Est e lo ha fatto anche per alcune ore della notte, orientandosi con le stelle. Poi deve fermarsi, per rannicchiarsi su se stesso ed affrontare la gelida notte africana. Stenta a dormire. Non riesce. Il suo pensiero va ai cari di casa, alla sua Inghilterra, ai pascoli verdi dello Yorkshire. Pensa alle strane ore della sera prima, quasi premonitrici della brutta avventura…il sogno dell’avvenente Signora in maschera…. proprio alla sua prima missione di guerra ?!

Billy Winsland viene salvato da un "Commando" britannico, spintosi con alcune camionette in territorio italiano, poco prima di mezzogiorno dell’indomani la sua brutta avventura. Egli, infatti, è sceso, sia pure di poco, in territorio controllato dalle truppe dell’Asse, avendo la ventura di non essere catturato da contingenti italiani o tedeschi. Ritornerà al suo reparto dopo tre giorni, quando ormai lo ritengono Missing in Action (disperso in azione), ma dopo essere accolto festosamente, deve sorbirsi un bonario sfottò, per essere stato abbattuto da un modesto FIAT CR 42... biplano obsoleto, non immaginando in quali mani se l’è trovato di fronte!

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Aeroporto civile di una graziosa città del Centro-Nord:
14 Settembre 1984


Presso l’ingresso dell’Arrival mia moglie ed io ci troviamo ad attendere il volo pomeridiano proveniente da Londra, a bordo del quale viaggia un certo... Mister Billy Winsland e la sua gentile Signora Ester, invitati in Italia dal Dott.Bernardino Serafini e dalla sua intera, meravigliosa famiglia. Come riconoscerlo tra tanta gente? ...Ha un’altezza da giocatore di basket, mi hanno detto gli amici inglesi, quindi impossibile non individuarlo tra i passeggeri ed infatti, quando vedo un mezzo busto eregersi tra la piccola folla…alla guisa di un novello Farinata degli Uberti, non ho dubbi come debba essere sicuramente Mr.Billy Winlsand. Hallo... Ciao... Una virogosa, reciproca stretta di mano e via verso chi ci attende prima dello storico appuntamento.
Come, quando e perché è maturato questo emozionante incontro fra i due “ex nemici” di 43 anni prima? Semplice: l’occasione di essere co-Autore di alcuni volumi storici con due scrittori inglesi, sulle vicende della 2^G.M.. In una delle mie pubblicazioni, dedicata proprio al FIAT CR 42, è descritto il combattimento del 26 Novembre 1941, con tutti i nomi dei protagonisti, quelli italiani, trovati presso l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, a Roma e quelli inglesi, ricavati dalle Relazioni Giornaliere di guerra della R.A.F., a Londra. Da qui la conoscenza del fatto da parte d'uno degli scrittori inglesi, casualmente amico intimo di Mr.Billy Winsland, che a quel punto vuol sapere chi è stato il suo abbattitore in quel lontano 26 Novembre 1941.
Trovati i due bandoli della matassa, si è riusciti a mettere in corrispondenza diretta i due ex nemici, scrivendosi per circa un anno, attraverso delle lunghissime lettere, la prima delle quali, da parte di Billy, con... un iniziale WONDERFUL! Nessuno dei due, Mr.Billy Winsland da una parte e il Dott.Bernardino Serafini dall’altra, conosce le opposte lingue, ma per l’italiano vi è l’opportunità di una delle figlie di Serafini, Professoressa d’inglese! Alla fine, quindi, i due decidono d’incontrarsi di persona. Tutto è fissato per il mattino del 15 Settembre 1984, presso la tenuta ottocentesca del Dott.Bernardino Serafini, eretta sul piano di una dolce, assolata collina, dell’entroterra pesarese, presente l’intera famiglia, loro amici ed un “gregario” della formazione dei quattro CR 42 della 366^Squadriglia di quel lontanissimo 26 Novembre 1941, il Gen.S.A.Amedeo Guidi.

In quel tiepido mattino di Settembre 1984, quando le colline del luogo si trapuntano delle primissime foglie dai colori pre-autunnali, deve avvenire l’incontro, dopo una notte passata dai coniugi Winsland presso la Zona Residenziale dell’aeroporto militare della città, ove sono stati accolti, da ospiti, dal Colonnello Comandante la base. Billy confessa di essere più emozionato di quanto non lo sia stato già la sera prima, ma giunge il momento in cui devo accompagnarlo nella tenuta di campagna del Dott.Bernardino Serafini.

La commozione, che manifesta l’aitante ex Pilot Officer Billy Winsland, quasi una smentita all’abusato luogo comune dei freddi e flemmatici inglesi, è straordinaria. Egli mostra di avere gli occhi lucidi, a mio parere anche stanchi, per il poco dormire durante la notte, poi piange come un bambino, nell’immaginare l’incontro, piange dignitosamente, così come lo ha già fatto, più volte, durante la cena organizzata la sera del suo arrivo presso la Mensa Ufficiali della base, alla presenza del Colonnello Comandante, che vuole sapere come egli sia stato abbattuto in quel suo drammatico 26 Novembre del 1941.

L’incontro, infine, fra i due piloti ex avversari, ha del cardiopalma! I due uomini rimangono stretti l’uno all’altro per oltre venti minuti, con una ben più visibile commozione da parte di Billy, non perché il Dott.Serafini non l’avverta, altrochè, ma si ha il dubbio che il figlio, Medico, lo abbia sedato a dovere, data l’età più avanzata del nostro protagonista.
I festeggiamenti che Billy Winsland e Mrs Ester ricevono nel luogo del fatidico incontro, hanno del sorprendente, direi sbalorditivo e straordinario, con amici della Fam.Serafini che vogliono conoscerli, stringer loro le mani, poi ospiti del Rotary Club del capoluogo locale ed una mega-cena organizzata dall’Associazione Arma Aeronautica provinciale, durante la quale Billy racconta per l’ennesima volta - con traduzione simultanea - la sua straordinaria avventura, con immancabile voce rotta dall’emozione, mentre il Dott.Bernardino Serafini regala a Billy un modellino di FIAT CR 42, con codici e colori della 366^Squadriglia, un mini-aereo uguale a quello che ha abbattuto il suo. Billy Winsland, invece gli appunta sul petto l’aquila da pilota della R.A.F., un trofeo importante per un aviatore di Sua Maestà britannica... gesto accompagnato dalle sempre mal nascoste lacrime di commozioni da parte dell’aitante inglese.

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Billy, in un momento d'apparente quiete dai tumulti interni che doveva provare, fino allo spasimo, nel suo animo, in quei giorni, in ogni caso felice, mi raccontava quello che aveva provato nel momento in cui fu colpito: uno strano, iniziale senso di abbandono, quasi una rinuncia alla vita, tanto enorme, inatteso e talmente avverso gli era parso l’evento. Pochi attimi, diceva, perchè di colpo emerse la voglia, più che l’istinto, di vivere, lottando con se stesso e con le leggi della fisica, quelle che lo tenevano inchiodato nell’abitacolo dalla forza centrifuga, provocata dall’avvitamento rovescio, piatto, verso il suolo, il più mortale per un aereo che precipita!
L’incontro lo aveva reso entusiasta, non immaginando mai che un giorno avrebbe incontrato il suo “nemico” di guerra. La guerra, la più anacronistica manifestazione dell’umanità, senza senso e senza logica, ma estrema malvagità dell’incoerenza, cui, purtroppo, non vedremo mai la fine, aveva creato, però, una pagina rosea tra tante altre listate di nero!

 

Le foto dei protagonisti

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A sinistra un Hurrican Mk.1 dellla RAF (fronte libico egiziano 1941 Archivio C. Shores)
Al centro e a destra ncontro tra Bernardo Serafini e Billy Winsland ( Foto Archivio Nicola Malizia)