Le foto dal fronte russo

 

Le foto riprodotte sono, secondo i racconti dei familiari, le foto che Achille Di Leonardo ha consegnato al suo compagno Costantino Vaccarella prima di morire, raccomandandosi che, nel caso avesse avuto la fortuna di tornare a casa, le portasse alla madre Elvira. Costantino tornò a casa, a Termoli, in Molise, e, come tanti altri suoi compagni, ebbe l'onere di dover comunicare alla famiglia il decesso del compagno Achille.

A riguardo di questa dolorosa vicenda vi invitiamo a leggere il racconto che spiega nei dettagli come andarono le cose.Per rendere l'esposizione delle foto il più esauriente possibile sono stati inseriti dei commenti e altre foto di supporto che provengono dagli archivi di famiglia che servono a spiegare, di volta in volta, certi dubbi che sono nati nell'analisi del materiale e a supportare tesi a riguardo della provenienza delle foto stesse. Molte sono ancora le domande sui luoghi, la provenienza, le persone che sono ritratte. La pubblicazione di queste foto vuole essere una vetrina aperta a chiunque avesse l'intuizione giusta o che magari fosse in possesso di altri riferimenti e notizie su eventuali altri compagni di reggimento che aiutino a decifrarne meglio la loro "lettura".Un ringraziamento particolare va ad Enzo Cicchino, Gino Papuli e Giuseppe Bassi per l'aiuto ad una "lettura" più attenta delle foto e soprattutto a Elena Di Leonardo che le ha costodite con cura e le ha messe a disposizione di tutti in ricordo del fratello disperso Per eventuali commenti, indicazioni o suggerimenti scrivete al seguente indirizzo:

info@centoventesimo.com

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1 - DUE RAGAZZE RUSSE
Ragazze russe (o ucraine) in un campo di granturco. Come successe a tanti altri soldati in luoghi di guerra, sono ragazze alle quali Achille, probabilmente, si legò affettivamente. La sorella Elena racconta che, bambina, sentì riferire da Costantino (il suo amico appena rientrato dalla Russia) che, insieme ad Achille, "volevano tanto bene a queste ragazze".

 

2 - RETRO DELLA FOTO DUE RAGAZZE RUSSE
C'è un particolare curioso nel retro di questa foto. Una scritta che recita "Ricordo dal fronte Russo 1941. Duce, Vincere, Vinceremo, Vincere Vinceremo!". Inizialmente si pensava che fosse autografa, di Achille. L'aspetto curioso però è che il ricordo del fronte russo sarebbe stato del 1941, anno in cui Achille, era ancora in Italia e non il 1942 anno in cui Achille arriva in Russia (precisamente parte il 9 febbraio e arriva il 15 dello stesso mese 1942).

In seguito, sbirciando tra le foto di famiglia, si svelò in parte il mistero. Nel retro di una foto, che ritrae Achille da piccolo insieme ai suoi fratelli Marchas e Nazzareno (foto datata 1924 spedita da Roseto degli Abruzzi che riportiamo di seguito) si nota la stessa grafia che ha scritto la frase sul retro della foto dal fronte russo.

3 - RETRO DELLA FOTO: ACHILLE, MARCHAS E NAZZARENO ^
Si legge: Ricordo Per Sempre. Roseto degli Abruzzi, Teramo 1924

4 - ACHILLE, MARCHAS E NAZZARENO ^
Si tratta quindi della grafia di uno dei genitori visto che la foto dei piccoli è una cartolina che viene spedita a suo tempo ad altri zii come ricordo dei nipotini. Dunque, chi ha scritto non conosceva bene l'itinerario di partenza del figlio Achille dall'Italia nonostante fosse chiaro, da una foto-cartolina (autografa) spedita nel dicembre 1941 da Padova dallo stesso Achille, che nel 1941 fosse ancora in Italia

5 - RETRO DELLA FOTO-CARTOLINA DI ACHILLE SPEDITA DA PADOVA
Si legge: Padova 12-12-1941. Offro con vero affetto Di Leonardo Achille.

6 - FOTO-CARTOLINA DI ACHILLE SPEDITA DA PADOVA.
Achille su una moto Benelli, alle sue spalle si intravede una caserma costruita proprio per accogliere gli artiglieri del 120° trasferitisi dalla caserma Piave del 20° reggimento artiglieria divisione Piave

Chi abbia potuto scrivere quella frase nel retro della foto di ragazze russe e per quale motivo l'abbia scritta, resta ancora difficile da comprendere.

Roberto, il padre di Achille, era un comunista convinto che dovette trasferirsi più volte da un paese all'altro per via delle persecuzioni che il regime attuava sulla sua persona. Era talmente convinto delle sue idee politiche che, quando nacque il suo secondo figlio volle chiamarlo come Carl Marx, ma invece di chiamarlo con il nome di battesimo scelse proprio Marx. All'anagrafe però lo censurarono, non vollero accettare un nome così esplicitamente comunista così trascrissero Marx in Marchas, creandogli in seguito non pochi problemi di pronuncia e di identità nella firma. Con queste premesse, ammesso dunque che fosse stato lui, è possibile che questa parola "Ricordo" fosse stata scritta per fissare un momento di spensieratezza (ecco perchè nel retro di una foto di ragazze possibili fidanzate del figlio) e che la frase a seguire fosse di ausilio, scaramantica, come a dire: "se la sorte lo vorrà, se l'Italia vincerà la guerra anche mio figlio sarà salvo e tornerà a casa", frase che affidava il figlio Achille nelle mani della "buona sorte". Da comunista, probabilmente, non lo avrebbe potuto affidare a Dio! Curioso il fatto che la sorte in questo caso rimandasse direttamente ad una frase di Mussolini che la gridò da Piazza Venezia quando l'Italia entrò in guerra. Curioso anche che un comunista prendesse a prestito una frase di un fascista, lo stesso poi che, indirettamente, aveva indotto la sua famiglia ad emigrare in altre zone.
Questo fatto però dimostrerebbe che le foto non sarebbero state riportate dall'amico Costantino al suo ritorno "fortuito (?) " dalla Russia, come in famiglia (i fratelli) sostengono, in quanto fu proprio Costantino a rivelare al padre di Achille, in separata sede, che il figlio era morto in un campo di prigionia.
Sarebbe allora più probabile che questa frase l'avesse scritta la madre alla quale Costantino non rivelò tutta la verità. Si limitò a dire di non preoccuparsi perchè Achille, al momento della "fuga" era ancora vivo e stava bene. In verità, molto probabilmente, non ci fu nessuna fuga. Costantino tornò a casa nel 1947 a guerra finita quando i russi decisero, sotto la richiesta delle autorità italiane, di rilasciare i soldati fatti prigionieri.
Dunque la madre, presa dallo sconforto, ha potuto scrivere quella frase fiduciosa e soprattutto speranzosa che le sorti dell'Italia prendessero la "giusta piega".
Superstizione e disperazione si intrecciarono dentro una frase che rimarrà un'illusione tombale: Achille non sarebbe mai più tornato!

 

7 - ACHILLE DI LEONARDO CON ALTRI COMPAGNI DEL 120° DAVANTI A UNA FIAT1100
Questa è un'altra foto arrivata dal fronte russo. Achille è (dovrebbe essere) il primo a sinistra, l'unico in tuta, gli altri sono in divisa, forse ufficiali. Dovrebbe esserci anche un maresciallo (il soggetto con i baffi), lo stesso che appare in un'altra foto. Davanti alla macchina si notano una cassa vuota (forse di legno per le munizioni) e su di essa una valigetta. Il Fiat1100 è in parte mimetizzato. Non sappiamo di quale colore possa essere la macchina ma è certo che si tratta di un colore scuro. Forse il blu di cui il sottotenente Gino Papuli parla nell'intervista?
Il periodo in cui è stata scattata la foto non è chiaro. Dal momento che hanno divise lunghe potrebbe trattarsi del periodo subito dopo l'inverno [marzo-aprile (?)] visto che comunque la vegetazione della steppa sembrerebbe piuttosto secca. Il paesaggio sembra essere piatto quindi potrebbe non essere nei pressi del Don dove il paesaggio è più ondulato. Con probabile approssimazione potrebbe trattarsi della zona del Donbas dove vi erano i giacimenti carboniferi.

8 - RETRO DELLA FOTO PRECEDENTE
Anche in questa foto compare un appunto. Non sappiamo se sia un appunto scritto da Achille, la grafia non sembrerebbe la stessa. Se si confronta il numero 2 di questa grafia con lo stesso numero della foto autografa (foto n. 5) si noterà una certa differenza.
La scritta recita: Luisa Grossi V-° (via) Torri N 12. Anche questo appunto non sembra suggerire molto: potrebbe essere un appunto postumo fatto da qualcuno che ha usato la foto per appuntare un indirizzo. Se si considera però che queste foto sono passate per le mani del suo amico Costantino potrebbe trattarsi di un appunto dello stesso per rintracciare una persona. Cosa abbia a che fare con il fronte russo non sappiamo, forse non c'entra nulla.

9 - ACHILLE CON ALTRI SOLDATI INTORNO AD UNA MITRAGLIERA DA 20
Questa foto ritrae Achille (terzo da sinistra) con occhiali da sole, incrocia le gambe e si appoggia a una mitragliera da 20mm. Un momento di apparente tranquillità intorno alla mitragliera contraerei Breda 20/65 modello 35, con ogni probabilità appartenente alla 101° batteria contraerei del 120° reggimento. Si possono notare le disposizioni delle munizioni intorno alla mitragliera e le ruote, in primo piano, poggiate l'una contro l'altra. Pare che per il suo funzionamento, per il peso e per le caratteristiche meccaniche e tecniche, fossero necessari tre uomini. La zona di posizionamento non è nota, potrebbe trattarsi del periodo di inizio estate.

10 - UN TENENTE E UN MARESCIALLO SU UNA MITRAGLIERA DA 20
Di nuovo una foto di una mitragliera contraerei Breda da 20/65 mod. 35. I soggetti sono due ufficiali, un tenente ed un maresciallo, scritti a matita sul retro della foto, di cui però non si riescono a decifrare i nomi.
Si notano, schierati intorno, le casse di munizioni con poggiati sopra, su alcuni di essi, degli elmetti. Sul retro si vede un fabbricato con staccionata di legno. Non deve trattarsi di isba ma forse di un grande edificio adibito a deposito. Anche per questa foto non si conosce il luogo, potrebbe essere la zona di Stalino come pure nei pressi della linea del Don.

11 - RETRO FOTO PRECEDENTE
Su questo retro sono segnati a matita due nomi di ufficiali. Un tenente ed un maresciallo. La grafia non è chiara, si potrebbe tentare di leggere i nomi così: tenente "Di Ginno" oppure "Di Giuno" mentre il maresciallo potrebbe essere "Marzani" oppure "Marzini".
La parola sottostante sembrerebbe fare riferimento alla tipologia del reggimento "Motorizzato".
Gli schemi invece, che inizialmente avevano fatto pensare ad uno schema militare non sono nient'altro che un gioco, lo "Sprout": un gioco nato per due o più persone, gli avversari devono, a turno, unire i pallini senza incrociare le altre linee già tracciate. Probabilmente un passatempo nei periodi di tranquillità. (vedi anche Giochi con carta e penna)

12 - ACHILLE CON DUE COMPAGNI PRENDONO IL SOLE
Questa foto certo non farebbe pensare né alla Russia né tantomeno al fatto che siano soldati in fase di guerra se non fosse per il 626 mimetizzato e per la mitragliera coperta da un panno bianco (o forse semplicemente una tenda improvvisata?). I soldati prendono il sole in un momento di spensieratezza, il caldo della steppa sembra essere torrido, non doveva essere diverso dal caldo afoso delle giornate di luglio in Italia. Il sole è alto e proietta ombre corte. Achille (primo a destra) sembra distratto al momento dello scatto, quasi sovra pensiero, tiene in mano una sigaretta accesa, gli altri due invece ostentano fierezza e sicurezza. Intorno tutto tace tra gli arbusti del suolo russo.

13 - RETRO DELLA FOTO PRECEDENTE
Nulla di particolarmente interessante. Rolando Di Leonardo è il fratello più piccolo di Achille, Rosina forse una sua fidanzata? (in verità non si sa nemmeno se è un uomo o una donna: Rosina o Salvatore? I nomi si intercambiano. Non sappiamo il perchè di queste due firme e se le stesse siano state apposte in differenti momenti anche se il diverso colore degli inchiostri indurrebbe a pensare questo. Non sappiamo se abbiano attinenza con Achille. Probabilmente sono state fatte per un atto di unione tra i due (siano essi amici o fidanzati) oppure semplicemente per un gusto meramente esercitativo della firma o forse ancora, da parte di Rolando, per appropriarsi affettivamente di una foto del fratello in una terra lontana.

14 - FIAT 626: VERA, VADO E TORNO. ACHILLE CON DUE COMPAGNI
Anche in questa foto si mostrano disinvolti e avulsi da ogni preoccupazione che la guerra può portare. Apparentemente una foto in posa davanti ad un Fiat 626 mimetizzato con lo sportello della cabina aperto in avanti. Molto probabilmente forse un 626 destinato alla guerra d'Africa dove le temperature si presumevano essere più elevate e quindi dove era più probabile che uno sportello venisse tenuto aperto per far circolare maggiore aria. Dall'abbigliamento, si deduce che siamo in estate. Probabilmente il caldo si fa sentire. Il problema di questi 626 deve essere stato nell'inverno ormai passato e del "generale inverno" che sarebbe arrivato in seguito ancora più rigido del precedente. Una camion con sportello sull'abitacolo, in fatto di dispersione di calore, non deve essere stato il massimo della ermeticità in quelle situazioni così estreme. La cabina del 626, con motore sottostante, poteva riuscire a riscaldare l'interno dell'abitacolo e mitigare il freddo dalle bufere per 8-10 soldati.
Questa foto deve essere stata comunque scattata nello stesso momento in cui è stata scattata la foto precedente. Si vede infatti la mitragliera coperta dal manto bianco a sinistra del camion.

Riproponiamo un montaggio delle due foto per una panoramica più ampia

MONTAGGIO DELLE FOTO N. 12 E 14
C'è un particolare che a occhio nudo nessuno aveva mai notato per via delle piccole dimensioni reali della foto e per la sua qualità che in seguito si è dovuto correggere al computer. Scannerizzando la foto ed ingrandendola si è resa visibile una scritta bianca sulla carrozzeria del camion. Con grande sorpresa e con una certa amarezza per il tono beffardo che ha assunto subito dopo, guardando sul lato sinistro del fronte del camion proprio sulla spalla del primo soggetto a sinistra, si è reso visibile quanto segue: VERA VADO E TORNO.
Riportiamo di seguito il particolare ingrandito

Dall'altra parte proprio sulla spalla sinistra di Achille che tiene le braccia conserte e sempre sulla carrozzeria del camion si legge: VERA, MARIA, LILIANA.
Riportiamo di seguito un frammento della foto

Sembrerebbe un messaggio goliardico a tre donne, forse, o molto probabilmente, le rispettive mogli o ragazze. Questo motto scaramantico è uno dei tormentoni che i soldati italiani, partiti per la guerra, useranno scrivere su svariati attrezzi e oggetti in loro possesso dal cucchiaio, alla gavetta, al camion... Non si sa se le ragazze fossero italiane o magari ragazze russe o ucraine conosciute durante l'inverno. Questo fatto potrebbe lasciar pensare che queste foto, in realtà, possano essere state spedite direttamente dal fronte russo, con ogni probabilità, da Achille o dallo stesso amico Costantino, che pare abbia consegnato buona parte di queste foto alla madre di Achille al suo rientro in italia dopo la prigionia.

Un altro particolare curioso sono i fanali del 626: i fanali sono oscurati. Nel periodo di guerra in Russia ma anche in Italia, i veicoli venivano oscurati, ovvero si interponeva una schermatura che lasciava trasparire la luce solo attraverso una piccola fessura orizzontale per non lasciare completamente al buio il conducente durante la notte. Questo stratagemma veniva usato per evitare che i veicoli fossero facilmente rintracciabili dagli aerei che avrebbero potuto bombardare e avrebbero bombardato ogni veicolo in movimento.
A questo proposito si inserisce un'altra foto dell'archivio di uno zio di Achille, Alfredo Di Leonardo. Achille era solito scrivere anche agli zii per aggiornarli sugli eventi e a volte li faceva partecipi delle sue esigenze e vicissitudini.

Riportiamo un particolare dei fanali

15 - ACHILLE SU UNA MOTO GILERA
Questa è la foto che Achille spedi allo zio Vincenzo che viveva a Teramo e che, dai racconti del cugino Alfredo, Achille era solito passare a trovare quando si recava, in moto, da L'Aquila (era inizialmente nel 18° reggimento artiglieria l'Aquila) a Pordenone aggregato alla 1° Celere per frequentare un corso di guida automezzi. Anche in questa foto, come si diceva, è evidente l'oscuramento del faro anteriore. È sicuramente una foto di quando era in servizio militare non si sa però se sia un luogo in Italia o in Russia. A giudicare dal paesaggio non sembrerebbe la Russia. Lo si può giudicare, oltre che dal paesaggio sullo sfondo, dal tipo di strada asfaltata che, secondo la testimonianza del reduce sottotenente Gino Papuli, in Russia era pressoché inesistente per via delle rigide temperature invernali che non avrebbero permesso il mantenimento del manto stradale che si sarebbe frantumato con le continue gelate.

 

16 - ACHILLE E ALTRI QUATTRO COMPAGNI
Qui siamo sempre lo stesso giorno? È sempre lo stesso camion Fiat 626. La prospettiva sembra non cambiare, apre verso l'intero camion ma ci sono particolari che non tornano. La scritta sul fronte del camion non c'è più, la targa è coperta, il "muso" del camion sembra più schiacciato e squadrato mentre quello della foto precedente sembrava più arrotondato: è un 626 o un 666? La mimetizzazione sembra più accurata, gli sportelli sono spalancati e aperti, il paesaggio di alberi sullo sfondo cambia lievemente. Ad un attento esame delle foto ingrandite, anche i copertoni sembrano avere un battistrada differente ma questo potrebbe non esseere un dettaglio affidabile perchè anche un cambiamento di luce potrebbe modificare l'aspetto dei particolari. Tutti gli elementi che sono visibili nella foto n. 14 sono qui occultati dai soggetti che vi si frappongono davanti. Le fronde, che sono visibili in questa foto, non sembrano apparire nell'altra forse a causa del punto di vista lievemente diverso: in questa foto chi ha scattato sembra più distante, per ovvie ragioni pratiche di contenimento di tutta la scena. Anche il livello dell'orizzonte sembra cambiare, chi ha scattato la foto era in un punto lievemente più alto (probabilmente perchè più indietro rispetto ai soggetti): questo lascia dedurre che si possa trattare della stessa giornata, dello stesso momento, dello stesso posto. Il sole proietta la stessa ombra corta. Con questi elementi si dovrebbe dire che questa foto sia precedente alla n. 14 visto che la scritta sul camion è stata posta in un secondo momento. Achille (prima a sinistra) indossa ancora una maglietta, nella n. 14 la toglierà. Un particolare curioso di questo scatto è la guida del 626 dove è seduto il conducente, lo stesso della foto n.14, il volante di guida del Fiat 626 è al lato destro anzichè al lato sinistro. In questa foto si possono notare i calzari con la fascia attorcigliata intorno alla gamba che parte dalla scarpa e arriva al ginocchio (vedi terzo soggetto in piedi da sinistra). Achille (primo a sinistra) indossa degli stivali di pelliccia corti al polpaccio, il secondo da sinistra indossa delle ciabatte (nella figura n.14 si nota meglio) ma si ha l'impressione che siano calzari di fortuna costruiti artigianalmente.

Riproponiamo un montaggio delle tre foto per ampliare la visuale prospettica

MONTAGGIO DELLE FOTO N. 12, 14 E 16 ^

 

16 - ACHILLE FUORI DAL BUNKER
Nel guardare distrattamente questa foto si potrebbe pensare che si tratti di uno scatto di quelli ricordo di un viaggio turistico con le piramidi sullo sfondo, un momento da fissare per dire "c'ero anch'io". Non fosse per la divisa militare di Achille saremmo indotti a pensare che si tratti di un viaggio spensierato. Anche questa foto ci ha tratto in inganno.
Se fosse Russia non si può certo trattare di piramidi, se fosse Africa si tratterebbe di Egitto e quindi siamo fuori strada. Cosa sono allora quelle piramidi? Se non si conosce bene il paesaggio russo si potrebbe essere portati a credere che si possa trattare di tetti. Ma perchè mai un tetto dovrebbe stagliarsi all'orizzonte? Lo si potrebbe giustificare solo se quell'orizzonte fosse un falso piano: da quel punto in poi dovrebbe esserci un avvallamento e da quell'avvallamento emergere tetti di isbe e, a giudicare dalla distanza, nemmeno tetti troppo piccoli. Quindi forse tetti improbabili.
A guardare bene la foto ingrandita si intuiscono uan sorta di comignoli, sulla cima estrema dei triangoli, quasi a surrogare l'idea che davvero si tratti di tetti di isbe e, più in basso, una sorta di recinto, una staccionata. La prospettiva però continuava ad essere strana, irreale, ingannevole.
Passò lungo tempo prima che si risolvesse il mistero, prima che questa foto passasse tra le mani del sotto tenente Giuseppe Bassi. Quando il Bassi la vide non ebbe nessuna esitazione "questi sono i cumuli di carbone della zona del Donbas". Sorpresa! Stupore! Le piramidi non erano piramidi, i tetti non erano tetti.
I cumuli di carbone della zona del Donbas!!!
Il Donbas è quello che corrisponde al Bacino del Donec, nell'attuale Ucraina, che prende nome dal fiume affluente del Don, il Donec appunto. La denominazione della zona del Donbas o Donets sta ad indicare la zona intorno al fiume ricca di miniere carbonifere. Si tratta di un territorio ad alta densità industriale. Questi cumuli di carbone, secondo il sottotenente Bassi, erano proprio visibili come nella foto. Si stagliavano all'orizzonte come le piramidi nella terra d'Egitto tra l'immensa pianura della steppa. In occasione dell'incontro con il Sottotenente Bass si ebbe modo di visionare una foto che ritraeva in chiara evidenza un cumolo di carbonecon le stesse caratteristiche piramidali. All'estremità dei cumuli è presente una torretta in legno (quella che erroneamente era stata definita un e "comignolo", dal quale probabilmente si gestisce, si trasporta e si lavora il carbone. Quella specie di ispessimento, la "staccionata" che si intravede alla base delle piramidi (vedi riferimento azzurro nella terza foto in basso), e che corre orizzontale lungo tutta la foto, non è altro che la ferrovia per il trasporto del materiale. Per rendere meglio lo scenario riproponiamo di seguito una foto (prelevata dal web) che riproduce una prospettiva simile anche se da altra angolazione. Probabilmente si tratta di una foto più recente di un complesso industriale di carbone.


Foto d'archivio prelevato dal web

Un altro particolare non trascurabile è la "macchia", l'ombra che si nota alle spalle di Achille. Inizialmente anche questo particolare provocava un certo straniamento. La foto è molto piccola ed è, in certi punti, anche piuttosto sfocata, per cui non si capisce bene di cosa si tratti. Sembrerebbero legni buttati lì per caso (?) (sembrerebbero messi in verità paralleli e ad angolo retto a mo' di lettera "C". Si intravede inoltre una specie di cassa munizioni con una strana forma. Dall'interno della cassa emerge infatti un oggetto uncinato a più punte di cui è difficile capirne i contorni. Proponiamo due foto dello stesso particolare con l'indicazione dell'oggetto e uno schema della cassa o scatola (?).

Particolare con indicato l'oggetto misterioso

Particolare con schema dell'oggetto e della cassa

 

Quello che potrebbe essere il bunker in verità non ha una forma definita, sembrerebbe che si intravedano degli scalini ma in questo caso l'occhio potrebbe "leggerci" di tutto. Una cosa particolarmente evidente è il fatto ceh si ha l'impressione che non siano dei legni buttali lì a caso. Pezzi di legno post sul terreno non dovrebbero proiettare ombre così alte. Si potrebbe trattare quindi di un avvallamento e di conseguenza di una fossa profonda che entra sotto terra, un bunker appunto. Proponiamo di seguito una foto con il realtivo schema di linee colorate.
In rosso sono segnati i
cumuli di carbone: oltre ai due molto evidenti se ne vedono altri tre in lontananza. In azzurro è segnata la linea della ferrovia alla base dei cumuli piramidali di carbone. In giallo sono segnati i probabili bunker: situati alle spalle di Achille e in alto a sinistra sotto la ferrovia.


Foto ingrandita con schema: cumuli di carbone, ferrovia, bunker

Altri particolari interessanti potrebbero essere dedotti dall'abbigliametno come le bombe a mano, subito sotto la cinta, e le strane tasche gonfie di chissà cosa. Ma per questi particolari rimandiamo all'abbigliamento del soldato.

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17 - RETRO DELLA FOTO N. 16
Nel retro si leggono una serie di città che Achille deve aver visitato (?).
Si tratta di Montenero di Bisaccia (il suo luogo di origine, dove viveva), di Benevento, Tripoli, Fiume, Campobasso (la provincia del Molise del paese di origine nonchè il distretto militare di residenza), Trieste, Roma, Napoli. Prima di riuscire ad avere il foglio matricolare si pensava che queste fossero tappe obbligate da esigenze di servizio ma, apparentemente, non sembrano avere nulla in comune. Certo Roma e Napoli sono dei punti di riferimento importanti ma cosa c'entrano Tripoli e Trieste così come Fiume? Il foglio matricolare di Achille non riporta nessun riferimento a queste città. Resta il dubbio dunque che questi siano appunti non corrispondenti ad Achille. Ancora una volta, forse, appunti di qualcuno che usa le foto come un pezzo di carta qualunque per fermare un ricordo, delle tappe. Ad un esame attento della grafia si intuisce che non si tratta di quella di Achille e probabilmente è la stessa persona che scrive sul retro della foto n. 11 dove si legge l'appunto dei nomi del Tenente e del Maresciallo. La tipologia dello strumento ceh lo ha scritto è un pennino con inchiostro blu: il segno si assottiglia e si inspessisce a seconda della pressione, non una scritta fatta con le biro, trumento di più recente utilizzo. Se gli appunti rimandano al fronte russo chi ha scritto era in Russia! Dunque, con ogni probabilità, l'unico che può averli fissati sul retro di foto note è il suo amico Costantino Vaccarella. Possiamo tentare di pensare che siano città che Costantino ha visitato oppure semplicemente città di provenienza dei suoi compagni visto che Montenero di Bisaccia non ha nulla in comune con Costantino perchè è il luogo di residenza di Achille.

 

18 - ACHILLE AL LAVORO SU UNA TESTATA
Ecco di nuovo il 626. In questa foto Achille lavora ad una testata seduto proprio sul coperchio semiogivale che protegge il motore. Si nota infatti, dietro la schiena in basso, la maniglia per afferrare il coperchio. È intento, forse, ad avvitarla o a pulirla mentre fuma una sigaretta. Sulla carrozzeria e sul bordo laterale dello sportello semiaperto, proprio sotto la fine della copertura di mimetizzazione, si legge una scritta che riguarda il tonnellaggio: TARA Q. 3... [0]- PORTATA Q. 30.

Particolare ingrandito della scritta sulla carrozzeria

Sullo sportello si nota un'altra scritta, si tratta del marchio, appartenente al rispettivoi reggimento. Una scritta di riconoscimento che ogni reparto e ogni batteria doveva avere sui propri mezzi. Si legge: 120 REGG. ARTIGL. MOTOR. e subito sotto REPARTO COM. REGG. ovvero 120° Reggimento Artiglieria Motorizzato, Reparto Comando di reggimento.

Particolare ingrandito della scritta sulla carrozzeria


Achille era un soldato, un autiere, la sua formazione era "meccanico": dal padre aveva imparato quel mestiere così come quello di fabbro e tuttofare. Aveva seguito un corso di guida automezzi a Pordenone per cui gli era stato affidato un 626. Secondo la testimonianza del sotto tenente Bassi, ogni autista aveva il compito di mantenere in efficienza il proprio automezzo. Fu per questo che il reggimento lo encomiò sul campo, nel mese di settembre, come "ottimo autista" per le operazioni di guerra dal febbraio-agosto del 1942.
Un altro particolare riguarda la scena in fondo alla foto subito sopra Achille.

Particolare ingrandito della scena sullo sfondo

È evidente ceh si tratta di un'isba adibita a comando. Un altro tetto di un'altra isba si intuisce attraverso i vetri del 626 in primo piano. Sull'uscio dell'isba si vedono altri soldati di cui uno appoggiato ad una macchina e altri due di spalle, vicino ad un altro 626, di cui un soggetto, quello di destra, poggia il piede sugli scalini che portano all'isba mentre quello di sinistra guarda in basso verso il camion. C'è un'altra figura di spalle con copricapo bianco che è seduto vicino all'uscio dell'isba, sulla destra proprio sopra il soggetto appoggiato alla machina. Sotto il patio si vede una strana figura, non si capisce se si tratti di una donna e se in ombra ci siano altre persone. I soggetti di spalle sembrano guardare proprio verso la zona scura così come il soldato seduto con copricapo bianco. L'isba è piuttosto grande con le finestre e gli scuri chiusi tranne la finestra adiacente alla porta. Notare il tetto in paglia con il tipico comignolo al centro.

 

18 - ACHILLE IN UN 626 E UN COMPAGNO
Achille si trova nella parte della guida, come notato in precedenza il Fiat 626 ha la guida a destra. Sul bordo laterale della carrozzeria proprio sotto la fine della copertura di mimetizzazione, si legge di nuovo la scritta presente nella foto n.18. Evidentemente la scritta veniva apposta in entrambi i lati del camion.
Si tratta di nuovo di un momento di tranquillità, sono entrambi al riparo dal sole. Il suo compagno è seduto su una cassa di munizioni dove si intravede una scritta poco riconoscibile forse DETO... detonatore?

Particolare ingrandito della scritta sulla cassa

Davanti a sé ha un macchina da scrivere con foglio inserito e già avviato e sembra colto in un momento di pausa: mentre addenta qualcosa (una galletta?) si gira e sorride a chi sta scattando la foto. Achille guarda da un'altra parte. In tutte le foto Achille ha sempre un'espressione seria, quasi preoccupata, raramente guarda l'obiettivo, il più delle volte rivolge lo sguardo, pensieroso, altrove.
Sul tronco dell'albero si vedono degli indumenti, uno strano strumento che termina in basso con un rettangolo (forse uno strumento per ricezione radio o telefono?). All'apice del tronco dell'albero, poggiato, si vede una sorta di cappello legato ad un legno lungo e ritorto a coprire un oggetto dalla forma che ricorda una borraccia. Ci si potrebbe senz'altro sbagliare ma questa forma ricorda, nemmeno tanto vagamente, il volto di un soldato con elmetto. Non si tratta di certo di uno spaventapasseri: non sarà stato allora un fantoccio legato ad un tronco da esibire prima di mettere il naso fuori da un bunker o da una trincea?

Particolare ingrandito originale

Particolare ritoccato che mette in evidenza i tratti